valorizziamoci
La vita non ci offre un’opportunità di replica: perché quindi non sfruttare a fondo l’unica occasione che ci è data?Archivio per Febbraio 13, 2008
La poesia del giorno
Herman Hesse
Fuga di giovinezza
La stanca estate china il capo
specchia nell’ acqua il suo biondo volto.
Erro stanco e impolverato
nell’ ombra del viale.
Tra i pioppi soffia una leggera
brezza. Il cielo alle mie spalle e’ rosso
di fronte l’ ansia della sera
- e il tramonto – e la morte.
E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuole più seguire la strada con me
La poesia del giorno
Herman Hesse
Fuga di giovinezza
La stanca estate china il capo
specchia nell’ acqua il suo biondo volto.
Erro stanco e impolverato
nell’ ombra del viale.
Tra i pioppi soffia una leggera
brezza. Il cielo alle mie spalle e’ rosso
di fronte l’ ansia della sera
- e il tramonto – e la morte.
E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuole più seguire la strada con me
La tv italiana dei "senza talento"
La notizia è di quelle drammatiche, lo so. Prendete in mano il fazzoletto e tenetevi ben attaccati alla vostra poltrona: Costantino Vitagliano lascia l’Italia, se ne va in Spagna per riciclare il suo personaggio e fare carriera (anche se, come al solito, si parla in questi casi di “nuova e stimolante sfida professionale”…). E adesso come potrà sopravvivere la televisione italiana senza il suo talento inarrivabile, la sua innata ars oratoria abbinata ad una cultura ed un savoir faire di cotanto tenore?
Ironia a parte, questa notizia “strombazzata” oggi dai media italiani è quanto di meglio possa essere associato a una “non notizia”, ma l’episodio invita tuttavia ad una riflessione non banale e per nulla ironica sullo stato della tv italiana oggigiorno. Da utente, ritengo che la proposta televisiva sulle reti Rai e Mediaset – sui canali Sky, monotematici, il livello per fortuna sale di pari passo con il costo dell’abbonamento – non sia mai stata di così scarsa qualità come negli ultimi anni. Sembra che, per apparire sul grande schermo, si debba essere provvisti soprattutto di una dote fondamentale: non saper fare nulla.
Gli esempi sarebbero migliaia e il “povero” Costantino, sopra citato, è solo uno dei simboli di questo malcostume cui i nostri media sono ormai avvezzi. C’è una cosa, tuttavia, capace di farmi imbestialire ancora di più: sostenere che questo genere di programmi siano quanto richiesto dal pubblico. In sostanza, gli italiani vengono accomunati senza distinzione ad una plebaglia ignorante, dal minimo quoziente intellettivo e dallo spirito critico pressoché inesistente. Sebbene sia il primo a riconoscere uno stato degenerativo del livello culturale medio della nostra popolazione – ed i media ne sono responsabili in gran parte, ma sarebbe un discorso ben più approfondito – l’italiano medio sa ancora apprezzare la qualità, nei rari casi in cui viene messa a disposizione del grande pubblico.
Ne sono un esempio alcune fiction ben realizzate o i seguitissimi programmi di Roberto Benigni o Fiorello, unici nel loro genere perché talentuosi e di classe. Qualità forse rara nel bailamme mediatico attuale, ma facilmente riconoscibile dalla gente. Almeno quando c’è la possibilità di poterla riscontrare, con tutto il rispetto per Costantino e i suoi amici tronisti….
La tv italiana dei "senza talento"
La notizia è di quelle drammatiche, lo so. Prendete in mano il fazzoletto e tenetevi ben attaccati alla vostra poltrona: Costantino Vitagliano lascia l’Italia, se ne va in Spagna per riciclare il suo personaggio e fare carriera (anche se, come al solito, si parla in questi casi di “nuova e stimolante sfida professionale”…). E adesso come potrà sopravvivere la televisione italiana senza il suo talento inarrivabile, la sua innata ars oratoria abbinata ad una cultura ed un savoir faire di cotanto tenore?
Ironia a parte, questa notizia “strombazzata” oggi dai media italiani è quanto di meglio possa essere associato a una “non notizia”, ma l’episodio invita tuttavia ad una riflessione non banale e per nulla ironica sullo stato della tv italiana oggigiorno. Da utente, ritengo che la proposta televisiva sulle reti Rai e Mediaset – sui canali Sky, monotematici, il livello per fortuna sale di pari passo con il costo dell’abbonamento – non sia mai stata di così scarsa qualità come negli ultimi anni. Sembra che, per apparire sul grande schermo, si debba essere provvisti soprattutto di una dote fondamentale: non saper fare nulla.
Gli esempi sarebbero migliaia e il “povero” Costantino, sopra citato, è solo uno dei simboli di questo malcostume cui i nostri media sono ormai avvezzi. C’è una cosa, tuttavia, capace di farmi imbestialire ancora di più: sostenere che questo genere di programmi siano quanto richiesto dal pubblico. In sostanza, gli italiani vengono accomunati senza distinzione ad una plebaglia ignorante, dal minimo quoziente intellettivo e dallo spirito critico pressoché inesistente. Sebbene sia il primo a riconoscere uno stato degenerativo del livello culturale medio della nostra popolazione – ed i media ne sono responsabili in gran parte, ma sarebbe un discorso ben più approfondito – l’italiano medio sa ancora apprezzare la qualità, nei rari casi in cui viene messa a disposizione del grande pubblico.
Ne sono un esempio alcune fiction ben realizzate o i seguitissimi programmi di Roberto Benigni o Fiorello, unici nel loro genere perché talentuosi e di classe. Qualità forse rara nel bailamme mediatico attuale, ma facilmente riconoscibile dalla gente. Almeno quando c’è la possibilità di poterla riscontrare, con tutto il rispetto per Costantino e i suoi amici tronisti….
La felicità di una stella muore…all’alba
Quante volte avrete detto, guardando un personaggio pubblico in televisione: “Avessi io i suoi soldi, il suo successo…chissà cosa darei per stare al posto suo!”. Sembra strano a dirsi ma, molte volte, le starlette dello spettacolo vorrebbero invece per un giorno tornare nell’anonimato dal quale sono uscite, talvolta in modo così perentorio e fulmineo da rimanerne schiacciati.
E’ il caso ad esempio di Gianluca Grignani, cantautore di successo esploso nel 1995 con la canzone ‘Destinazione Paradiso’ e mai più espressosi a quei livelli di vendita per la grande trasformazione causatagli dal successo. Ieri l’ammissione: “Sì, ho fatto uso di cocaina, anche se è stato un errore”. Dello stesso tipo la storia di Paolo Calissano, attore di fiction che pare nuovamente – notizia di oggi – invischiato nel tunnel della droga. dopo aver già scontato le proprie colpe in carcere ed aver iniziato un percorso di disintossicazione che sembrava averlo rigenerato. L’elenco è lungo, anzi lunghissimo.
Potremmo parlare del calciatore Adriano, rovinatosi con l’alcol una carriera da stella assoluta del panorama internazione, per arrivare alle più famose popstar internazionali quali Amy Winehouse (auto proclamatasi un’alcolista: talvolta, nomen omen…) o Britney Spears, dilaniate dal successo. E sono solo alcuni nomi. Anche alcuni insospettabili, come i nostrani Eros Ramazzotti o Tiziano Ferro, hanno ammesso pubblicamente di avere un conto in banca invidiabile grazie al quale possono avere tutto, tranne la felicità e la gioia di vivere. Quella non si acquista col denaro, anche se sembra una frase banale.
Il problema risiede ancora una volta nel modello “star system” di cui è impregnata la nostra società: tutto è finzione, tutto è apparenza. Ma la vita vera non è quella che le luci della ribalta proiettano sul piccolo schermo. Quella è solo finzione, un film nel film, del quale la gente della strada è solo spettatrice. Guardano estasiati il mondo delle starlette, vorrebbero entrare a loro volta a farne parte, in un meccanismo perverso da “Grande Fratello”: così facendo, credono di inseguire a loro volta la felicità ma, nel chiuso di una stanza, si sentono poi ancora più sole di prima. Come tante star, stelle che brillano agli occhi di chi le guarda ma non superano l’esame più duro: quello con la propria coscienza critica, che non fa sconti a nessuno.



