valorizziamoci
La vita non ci offre un’opportunità di replica: perché quindi non sfruttare a fondo l’unica occasione che ci è data?Archivio per Adriano Panatta
Seppi, una storia (ignorata) da prima pagina
Capita ieri che un tennista italiano, Andreas Seppi, batta a sorpresa Rafael Nadal nel torneo di Rotterdam. Per i profani di questo sport, lo spagnolo testè citato è il secondo giocatore del mondo dietro a Federer ed è uno che, prima di perdere, vende la pelle cara. Molto cara, dato che lascia il campo sconfitto assai raramente. Capita che il movimento azzurro sotto rete non viva uno dei suoi momenti più rigogliosi nella storia e ci sarebbe tanto bisogno di dedicare spazio alle vicende di questo sport molto amato dagli italiani che aspettano però da trent’anni “il nuovo Panatta” e non l’hanno ancora trovato. Capita, infine, che proprio ieri fosse il 24mo compleanno di Andreas Seppi. Insomma, in qualunque paese sportivamente evoluto, una storia del genere – di venerdì, giorno notoriamente poco ricco di spunti – avrebbe meritato la prima pagina di tutti i nostri tre quotidiani sportivi. O almeno di uno di questi, ci saremmo potuti accontentare.
Invece no. Anche oggi, nelle prime pagine dei fogli specializzati campeggiano finte indiscrezioni di mercato, ulteriori analisi della settimana di Champions League che ormai è abbondantemente passata. Per Seppi, solo un taglio basso in prima pagina e una ripresa più approfondita verso la fine del quotidiano, vicino alle previsioni del tempo. Io mi chiedo: è giornalismo sportivo vero, quello presente nel nostro paese? Perchè il calcio deve farla sempre e comunque da padrone, anche quando non ve ne sono le condizioni?
L’Italia, da questo punto di vista, supera decisamente tutte le altre nazioni: calciofile anch’esse, per la maggior parte, ma capaci di variare igli spunti più importanti e riconoscere quando uno sport cosiddetto minore merita il giusto spazio. L’impresa di Seppi, per tanti motivi sopra spiegati, meritava uno spazio diverso. Invece è stata ignorata. Ad Andreas, speriamo, il compito di far ricredere i direttori con altre vittorie di egual importanza. Sperando che, dopo un nuovo successo, non si inizi a paragonare l’altoatesino ad Adriano Panatta: i paragoni sono sbagliati a prescindere, questo lo sarebbe ancora di più. Lasciamolo giocare in pace, ricordandoci una cosa basilare: essere il numero uno non è mai facile, specie in uno sport come il tennis giocato in ogni angolo del globo. Una volta tanto, andrebbero apprezzati anche i numeri dieci, venti, trenta del mondo…non si vive solo di “numeri uno”!
Seppi, una storia (ignorata) da prima pagina
Capita ieri che un tennista italiano, Andreas Seppi, batta a sorpresa Rafael Nadal nel torneo di Rotterdam. Per i profani di questo sport, lo spagnolo testè citato è il secondo giocatore del mondo dietro a Federer ed è uno che, prima di perdere, vende la pelle cara. Molto cara, dato che lascia il campo sconfitto assai raramente. Capita che il movimento azzurro sotto rete non viva uno dei suoi momenti più rigogliosi nella storia e ci sarebbe tanto bisogno di dedicare spazio alle vicende di questo sport molto amato dagli italiani che aspettano però da trent’anni “il nuovo Panatta” e non l’hanno ancora trovato. Capita, infine, che proprio ieri fosse il 24mo compleanno di Andreas Seppi. Insomma, in qualunque paese sportivamente evoluto, una storia del genere – di venerdì, giorno notoriamente poco ricco di spunti – avrebbe meritato la prima pagina di tutti i nostri tre quotidiani sportivi. O almeno di uno di questi, ci saremmo potuti accontentare.
Invece no. Anche oggi, nelle prime pagine dei fogli specializzati campeggiano finte indiscrezioni di mercato, ulteriori analisi della settimana di Champions League che ormai è abbondantemente passata. Per Seppi, solo un taglio basso in prima pagina e una ripresa più approfondita verso la fine del quotidiano, vicino alle previsioni del tempo. Io mi chiedo: è giornalismo sportivo vero, quello presente nel nostro paese? Perchè il calcio deve farla sempre e comunque da padrone, anche quando non ve ne sono le condizioni?
L’Italia, da questo punto di vista, supera decisamente tutte le altre nazioni: calciofile anch’esse, per la maggior parte, ma capaci di variare igli spunti più importanti e riconoscere quando uno sport cosiddetto minore merita il giusto spazio. L’impresa di Seppi, per tanti motivi sopra spiegati, meritava uno spazio diverso. Invece è stata ignorata. Ad Andreas, speriamo, il compito di far ricredere i direttori con altre vittorie di egual importanza. Sperando che, dopo un nuovo successo, non si inizi a paragonare l’altoatesino ad Adriano Panatta: i paragoni sono sbagliati a prescindere, questo lo sarebbe ancora di più. Lasciamolo giocare in pace, ricordandoci una cosa basilare: essere il numero uno non è mai facile, specie in uno sport come il tennis giocato in ogni angolo del globo. Una volta tanto, andrebbero apprezzati anche i numeri dieci, venti, trenta del mondo…non si vive solo di “numeri uno”!

