valorizziamoci

La vita non ci offre un’opportunità di replica: perché quindi non sfruttare a fondo l’unica occasione che ci è data?

Archivio per ambiente

LA NOSTRA SPESA: UNA SCELTA RESPONSABILE

Consapevole o no, comprare è un atto etico e sociale. Quando facendo la spesa decidiamo di comprare o non comprare un articolo diamo implicitamente il nostro consenso o dissenso alla sua produzione, ed alle modalità con cui essa è ottenuta.
Nel nostro piccolo, con ogni acquisto, offriamo importanti informazioni su ciò che riteniamo giusto mettere sul mercato.


Le incredibili quantità di dati ottenuti servono poi alle grandi aziende per stime, calcoli e statistiche che indicano con chiarezza le attese e le pretese del consumatore medio.

E cos’è che chiede il cliente medio?

Acquistare il prodotto più conveniente? L’indicazione sul prodotto di provenienza da“agricoltura biologica in regime controllato” o ” allevamento all’aperto”?

La scritta “senza polifosfati aggiunti” sugli insaccati? Pasta, mozzarella e succhi di frutta “senza conservanti”? Prodotti cosmetici e per la cura del corpo “non testati sugli animali”?
Cibi non geneticamente modificati? Saponi che non contengono “SODIUM LAURETH (o lauryl) SULFATE (o semplicemente SLS)”? Produzioni che rispettano l’ambiente?…

Bè, siamo liberi di avere ognuno le proprie convinzioni, di credere o meno alla validità del cibo biologico, di essere o non essere animalisti e di documentarci sulla nocività di alcune sostanze e quindi operare scelte in base ad esse.

Quel che non possiamo fare è considerare insignificante l’impatto sulla società e sull’ambiente delle nostre convinzioni e del nostro comportamento, perché il mercato in fondo, siamo noi.

LA NOSTRA SPESA: UNA SCELTA RESPONSABILE

Consapevole o no, comprare è un atto etico e sociale. Quando facendo la spesa decidiamo di comprare o non comprare un articolo diamo implicitamente il nostro consenso o dissenso alla sua produzione, ed alle modalità con cui essa è ottenuta.
Nel nostro piccolo, con ogni acquisto, offriamo importanti informazioni su ciò che riteniamo giusto mettere sul mercato.


Le incredibili quantità di dati ottenuti servono poi alle grandi aziende per stime, calcoli e statistiche che indicano con chiarezza le attese e le pretese del consumatore medio.

E cos’è che chiede il cliente medio?

Acquistare il prodotto più conveniente? L’indicazione sul prodotto di provenienza da“agricoltura biologica in regime controllato” o ” allevamento all’aperto”?

La scritta “senza polifosfati aggiunti” sugli insaccati? Pasta, mozzarella e succhi di frutta “senza conservanti”? Prodotti cosmetici e per la cura del corpo “non testati sugli animali”?
Cibi non geneticamente modificati? Saponi che non contengono “SODIUM LAURETH (o lauryl) SULFATE (o semplicemente SLS)”? Produzioni che rispettano l’ambiente?…

Bè, siamo liberi di avere ognuno le proprie convinzioni, di credere o meno alla validità del cibo biologico, di essere o non essere animalisti e di documentarci sulla nocività di alcune sostanze e quindi operare scelte in base ad esse.

Quel che non possiamo fare è considerare insignificante l’impatto sulla società e sull’ambiente delle nostre convinzioni e del nostro comportamento, perché il mercato in fondo, siamo noi.