valorizziamoci

La vita non ci offre un’opportunità di replica: perché quindi non sfruttare a fondo l’unica occasione che ci è data?

Archivio per Amore

Immedesimazione diversa

Il giorno in cui lei arrivò soffrii tutte le pene di un primo appuntamento.
Mi ero alzato con la ferma decisione di non pensarci affatto fino al tardo pomeriggio, quando lei era attesa.
Mi ero poi ripromesso, a intervalli sempre più brevi per tutto il giorno, di non farci troppo conto, di stare preparato all’annuncio di un qualche contrattempo, un ritardo, un rinvio sempre possibile, anzi probabile.
In pratica non ero riuscito a combinare niente, tutto preso dal pensiero di lei che era per strada, ogni momento più vicina.
Tutta questa nuova angoscia mi aveva distolto dalle mie ansie abituali.
Arrivato a sera, mi accorsi di non aver fatto alcun caso ai fastidi familiari che in genere opprimevano le mie giornate normali; i rimproveri e le lamentele dei miei parenti oggi non avevano trovato la strada per le mie orecchie.
Lo presi come il primo di una lunga serie di benefici che mi aspettavo dal suo arrivo.
Quando infine lei giunse, sopportai l’attimo di inevitabile delusione che sempre segna la fine di una grande aspettativa, e finalmente era lì, davanti a me, nella mia casa, dove tutti ora l’accoglievano ma io solo l’avevo davvero voluta.
I primi giorni volarono in un febbrile disorientamento.
Suppongo che ciascuno si sforzasse di adattarsi all’altro, di comprenderne i delicati meccanismi e di corrispondere alle attese in modo istantaneo e perfetto, dimenticando che solo il tempo aggiusta i contrasti e crea la confidenza.
Il tempo, la pazienza e il cuore.
Col tempo, il mio cuore prese a battere all’unisono con il suo.
Non c’era problema, per quanto piccolo e insignificante, di cui non avvertissi la traccia nel suo comportamento, e a cui non sapessi porre rimedio prima ancora del suo manifestarsi.
Avevo le mie compensazioni: la mia dedizione poteva anche essere derisa bonariamente (bonariamente?) dai familiari, il tempo che le dedicavo poteva essere oggetto di critica in quanto sottratto ad altre più utili occupazioni, ma io non sentivo nulla.
Mi bastava trovarmi davanti a lei e il silenzioso calore della sua presenza mi ripagava di tutto.
Finché proprio il tempo trascorso insieme e la familiarità che si era generata rischiarono di travolgerci.
Venivo ormai considerato, fuori dall’ambito domestico, una sorta di esperto da quelli che decidevano di imbarcarsi in questo genere di avventura.
Per quanto io aborrissi questo tipo di richieste di consulenza e ripetessi che ogni caso era a sé e non si dovevano generalizzare le esperienze individuali, alla lunga cedetti alla vanità del dare consigli e mi prestai ad accompagnare un amico nei primi passi di una scelta simile alla mia, dimenticando a questo punto che “simile” è molto diverso da uguale.
Quando la vidi ne restai abbagliato, più ancora del mio amico, che era sorretto da uno spirito prosaico veramente utile in quelle circostanze.
Fui colpito dalla sua bellezza e dal carisma che sembrava esercitare su chi la circondava.
Mi lasciai andare a squallidi confronti: certo era più alta, più elegante, soprattutto era nuova e diversa.
A ripensarci ora, dopo tutto quel che è successo e che poteva succedere, mi sento avvampare per la vergogna.
Con la scusa di sostenere il mio amico e magari evitargli qualche iniziale difficoltà, cominciai a passare sempre più tempo a casa sua, talvolta anche in assenza di lui.
Ero affascinato dalla novità al punto da dimenticare tutto quello che lei aveva fatto per me.
Fui richiamato dal mio accecamento in modo brutale.
Una telefonata da casa mi colse mentre ero solo con l’altra.
Dovevo correre, non riuscivano a risvegliarla, avevano atteso per non disturbarmi inutilmente, ma ormai temevano il peggio.
A casa non mi risparmiarono i dettagli più crudeli.
Non mi ero accorto che già da giorni stentava ad alimentarsi, che tutte le funzioni parevano compromesse, che solo un intervento ormai poteva rappresentare una speranza?
No, non mi ero accorto di niente.
Lei si spegneva accanto a me e io avevo distolto lo sguardo.
Non c’era tempo per i rimpianti e per i sensi di colpa, ora si doveva intervenire d’urgenza.
Trovai la forza di assistere, volevo espiare la mia colpevole indifferenza, ma ebbi un altro colpo terribile quando trovarono la causa di quel blocco improvviso: un pezzo di ferro “certamente” commentavano fra loro gli operatori “finito dentro per errore”.
Ma io la guardai mentre lentamente tornava alla vita, la guardai mentre la mia mano percepiva il primo tepore della sua rinascita, e seppi che avrei portato per sempre in me il dubbio che avesse deliberatamente ingerito quel frammento letale.
Lei non l’avrebbe mai ammesso, naturalmente.
E come avrebbe potuto, visto che alla fine era pur sempre una semplice caldaia a sansa?
Ma mentre mi dicevo questo, accostandomi al calore della mia caldaia ritrovata, ero il primo a non crederci.
In fondo, nonostante le apparenze, anch’io ho un cuore.

Immedesimazione diversa

Il giorno in cui lei arrivò soffrii tutte le pene di un primo appuntamento.
Mi ero alzato con la ferma decisione di non pensarci affatto fino al tardo pomeriggio, quando lei era attesa.
Mi ero poi ripromesso, a intervalli sempre più brevi per tutto il giorno, di non farci troppo conto, di stare preparato all’annuncio di un qualche contrattempo, un ritardo, un rinvio sempre possibile, anzi probabile.
In pratica non ero riuscito a combinare niente, tutto preso dal pensiero di lei che era per strada, ogni momento più vicina.
Tutta questa nuova angoscia mi aveva distolto dalle mie ansie abituali.
Arrivato a sera, mi accorsi di non aver fatto alcun caso ai fastidi familiari che in genere opprimevano le mie giornate normali; i rimproveri e le lamentele dei miei parenti oggi non avevano trovato la strada per le mie orecchie.
Lo presi come il primo di una lunga serie di benefici che mi aspettavo dal suo arrivo.
Quando infine lei giunse, sopportai l’attimo di inevitabile delusione che sempre segna la fine di una grande aspettativa, e finalmente era lì, davanti a me, nella mia casa, dove tutti ora l’accoglievano ma io solo l’avevo davvero voluta.
I primi giorni volarono in un febbrile disorientamento.
Suppongo che ciascuno si sforzasse di adattarsi all’altro, di comprenderne i delicati meccanismi e di corrispondere alle attese in modo istantaneo e perfetto, dimenticando che solo il tempo aggiusta i contrasti e crea la confidenza.
Il tempo, la pazienza e il cuore.
Col tempo, il mio cuore prese a battere all’unisono con il suo.
Non c’era problema, per quanto piccolo e insignificante, di cui non avvertissi la traccia nel suo comportamento, e a cui non sapessi porre rimedio prima ancora del suo manifestarsi.
Avevo le mie compensazioni: la mia dedizione poteva anche essere derisa bonariamente (bonariamente?) dai familiari, il tempo che le dedicavo poteva essere oggetto di critica in quanto sottratto ad altre più utili occupazioni, ma io non sentivo nulla.
Mi bastava trovarmi davanti a lei e il silenzioso calore della sua presenza mi ripagava di tutto.
Finché proprio il tempo trascorso insieme e la familiarità che si era generata rischiarono di travolgerci.
Venivo ormai considerato, fuori dall’ambito domestico, una sorta di esperto da quelli che decidevano di imbarcarsi in questo genere di avventura.
Per quanto io aborrissi questo tipo di richieste di consulenza e ripetessi che ogni caso era a sé e non si dovevano generalizzare le esperienze individuali, alla lunga cedetti alla vanità del dare consigli e mi prestai ad accompagnare un amico nei primi passi di una scelta simile alla mia, dimenticando a questo punto che “simile” è molto diverso da uguale.
Quando la vidi ne restai abbagliato, più ancora del mio amico, che era sorretto da uno spirito prosaico veramente utile in quelle circostanze.
Fui colpito dalla sua bellezza e dal carisma che sembrava esercitare su chi la circondava.
Mi lasciai andare a squallidi confronti: certo era più alta, più elegante, soprattutto era nuova e diversa.
A ripensarci ora, dopo tutto quel che è successo e che poteva succedere, mi sento avvampare per la vergogna.
Con la scusa di sostenere il mio amico e magari evitargli qualche iniziale difficoltà, cominciai a passare sempre più tempo a casa sua, talvolta anche in assenza di lui.
Ero affascinato dalla novità al punto da dimenticare tutto quello che lei aveva fatto per me.
Fui richiamato dal mio accecamento in modo brutale.
Una telefonata da casa mi colse mentre ero solo con l’altra.
Dovevo correre, non riuscivano a risvegliarla, avevano atteso per non disturbarmi inutilmente, ma ormai temevano il peggio.
A casa non mi risparmiarono i dettagli più crudeli.
Non mi ero accorto che già da giorni stentava ad alimentarsi, che tutte le funzioni parevano compromesse, che solo un intervento ormai poteva rappresentare una speranza?
No, non mi ero accorto di niente.
Lei si spegneva accanto a me e io avevo distolto lo sguardo.
Non c’era tempo per i rimpianti e per i sensi di colpa, ora si doveva intervenire d’urgenza.
Trovai la forza di assistere, volevo espiare la mia colpevole indifferenza, ma ebbi un altro colpo terribile quando trovarono la causa di quel blocco improvviso: un pezzo di ferro “certamente” commentavano fra loro gli operatori “finito dentro per errore”.
Ma io la guardai mentre lentamente tornava alla vita, la guardai mentre la mia mano percepiva il primo tepore della sua rinascita, e seppi che avrei portato per sempre in me il dubbio che avesse deliberatamente ingerito quel frammento letale.
Lei non l’avrebbe mai ammesso, naturalmente.
E come avrebbe potuto, visto che alla fine era pur sempre una semplice caldaia a sansa?
Ma mentre mi dicevo questo, accostandomi al calore della mia caldaia ritrovata, ero il primo a non crederci.
In fondo, nonostante le apparenze, anch’io ho un cuore.

Amore

Molto spesso, l’errore ricorrente, a mio modo di vedere, e’ quando associamo l’amore ad una persona. L ‘amore che si prova verso una persona non è altro che il desiderio profondo di ottenere tutto cio‘ che noi vogliamo.

Riflessioni sull’amore

Tutto cio” che la vita mi ha insegnato è servito a farmi capire che non c’è errore piu‘ grande di quando si associa l’amore ad una persona.L’amore verso una persona è sempre dettato dal desiderio di cio‘ che noi vogliamo.Per questo motivo l’amore diventa molto spesso egoismo. L’amore è piu semplicemente donarsi agli altri. Pochi riescono a farlo veramente, perche‘, rinunciare alla propria vita per gli altri non rientra nei canoni comuni degli uomini ,specie in questi tempi, dove il mercato del consumo e dell’individualismo, facilitano il crescere sempre piu‘ diffuso di un societa’, egoista e distruttiva. L’amore è costruzione, fratellanza, comunicazione,guarigione, sopportazione, voglia infinita di fare del bene, dilettarsi sempre in modo positivo per risolvere i problemi degli altri, senza tornaconto. L’amore non fa calcoli, e’ sempre spontaneo, generoso.Chi e’ veramente innamorato non ama mai una sola persona, ma tutti gli uomini indistintamente. Chi ama veramente non disprezza nulla, perche‘ il male ch‘è in noi e intorno a noi non e’ altro che il concime dell’amore.

Amore

Molto spesso, l’errore ricorrente, a mio modo di vedere, e’ quando associamo l’amore ad una persona. L ‘amore che si prova verso una persona non è altro che il desiderio profondo di ottenere tutto cio‘ che noi vogliamo.

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